La Famiglia Bassi

Le gambe di mio nonno

Mio nonno faceva il vino e le barbatelle. Le infilava in una cassetta di legno con abbondante segatura, poi ci pensava il caldo della stufa.
Dei suoi dolori e delle sue gioie mi bisbigliano le viti di quel cantone lassu', vicino alla strada ad un passo da quel maledetto gerbido: rovi come anguille hanno effimere roselline biancorosate. Di testa c’e' ne una di merlot, ha nodi grossi come ginocchi di vitello ……. E' bellissima nella sua sofferenza. Bisbiglia ,lacrimando dalle profonde fessure, di quando mio nonno , durante l’ultima guerra scappava tra le pieghe di quella poca terra e si nascondeva in quei recipienti di cemento azzurro-verderame. E’ ancora lì un po’ meno azzurro con la bocca buttata su di un fianco , ed è lì che s’infilava e si rifugiava lasciando fuori le gambe: gia' , erano di legno e poco si curava, quelle di carne e midollo erano rimaste in qualche desolata trincea sull’Adamello, sporche, forse, di sabbia uscita dai sacchi : sabbia di mare ? Magari ! Sabbia di cava ? Forse! “Vedi. Tutti miei figli, grazie al Grande Mutilato: tante marze tante viti e poi ancora figli dei figli: il Grande Mutilato era un buon padre innestatore.” Ora , d’inverno , vengo a raccogliere i tralci recisi e non porto i guanti , voglio sentirli sul palmo ; sentirli sulle dita e' come sentire il legno di quelle gambe che rimanevano fuori da quell’azzurro ora interrotto da sottili crepe dove la minuta edera figlia . Ho notato che l’interno e' rivestito da uno spesso muschio buono per il presepio; ….. e' una buona grotta e sono certo che il Grande Mutilato ci stava comodo .